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Rappresenta
il cuore della valle dei trulli diffusi nelle province di Bari, Brindisi,
Taranto. La diffusione del trullo nel territorio di Alberobello
risale al XVII durante il dominio del re di Napoli.
I conti Acquaviva d’Aragona incoraggiarono l’espansione
urbana ma per ovviare alle tasse imperiali, fecero trasferire un gruppo
di coloni cui era concesso coltivare la terra e costruirsi un’abitazione
purchè realizzate a secco in modo da poter essere smontate e
ricostruite facilmente. Nel 1779 la Selva divenne comune regio e il
villaggio prese il nome di Alberobello da “Sylva Arboris Belli”
(selva dell’albero della guerra). Il villaggio si sviluppa su
un terreno carsico, dalla cui roccia stratificata è stato tratto
il materiale per la costruzione utilizzata per la copertura dei trulli.
I rioni più caratteristici del centro sono il rione Monti
(divenuto monumento nazionale nel 1910) e il rione Aia piccola. Il trullo
più alto del paese è il Trullo Sovrano
di 2 piani.Altri monumenti degni di nota sono il santuario dei
SS. Medici, la chiesa di S.Antonio che riprende
la forma dei trulli. Tra gli eventi culturali, Alberobello presenta
una notevole varietà come il Festival folklorico che vede esibirsi
nelle tre serate del secondo week-end di agosto, gruppi folkloristici
di ogni parte del mondo; Festival del Sovrano: una settimana di musica
jazz, classica e d’autore dal 10 al 20 agosto; nel mese di dicembre
nella suggestiva atmosfera natalizia viene allestito un presepe vivente.
Dalla laboriosità del popolo contadino, deriva la cucina denominata
del “riciclaggio” nata per prevenire i rischi della carestia.
In essa regnano sovrani prodotti semplici tipici della loro terra quali
ortaggi, fave, che uniti ad una giusta dose di fantasia si esprime in
succulenti pietanze gastronomiche quali conserve di pomodori, peperoni…ma
la massima espressione della cucina del “riciclaggio” è
rappresentata dalla “tiella”, piatto in cui si accostano
confusamente verdure e ortaggi. |
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